Vademecum dei diritti della Famiglia

I processi di cambiamento socio-culturale della nostra società e la crescente sensibilità e consapevolezza sui temi connessi alla riproduzione – sessualità, coppia, infanzia, famiglia – hanno influenzato gli interventi legislativi  sulla sfera dei “rapporti privati” e in modo particolare sulla struttura dei rapporti familiari.

  Vademecum dei diritti della Famiglia

Il presente vademecum è centrato sulla legislazione di settore nell’area materno-infantile, vista nel contesto sociale e in rapporto al sistema dei servizi socio-sanitari.
E’ uno strumento,una risorsa fra altre, mediato dall’operatore sociale rispetto al progetto e al modello di intervento in un campo organizzativo dinamico, qual è il Consultorio Familiare, che riconosce al bisogno espresso dall’utente legittimità tale da adeguarsi progettualmente alla complessità, variabilità, processualità dei bisogni stessi.
Persone e gruppi sociali non sono solo titolari della richiesta, giuridicamente tutelata, di beneficiare, di essere destinatari di assistenza e di cura; essi vengono investiti di responsabilità diretta e personale in ordine al proprio benessere.
Nella misura in cui il servizio realmente si finalizza ad un prodotto di benessere e di salute deve coerentemente ricercare ed attivare nuove modalità di rapporto, di coinvolgimento, di informazione, di promozione  delle risorse personali e comunitarie.

La rassegna legislativa, sinteticamente presentata in questo vademecum, costituisce il contesto normativo delle competenze sociali del Consultorio Familiare sia nell’attività di counseling che di presa in carico.
I temi legislativi, presentati in schede, ripropongono in una cornice giuridica quelle condizioni che nella vita del singolo, della coppia o della famiglia rappresentano eventi critici o di cambiamento nel ciclo di vita e che, in assenza di risorse personali e/o familiari, possono tradursi in situazioni fortemente destabilizzanti; altri temi delineano invece eventi in sé problematici.
La realizzazione di un vademecum che orienti la cittadinanza ai servizi  socio-sanitari del Consultorio Familiare attraverso temi legislativi di riferimento mira a favorire:
–    la capacità di conoscere i doveri e i diritti e quindi la legittimità delle proprie scelte, comportamenti, azioni volte a raggiungere o a ristabilire una condizione di benessere sociale;
–    la possibilità di capire secondo quali finalità il servizio agisce, oltre alla conoscenza delle prestazioni offerte;
–    la conoscenza delle competenze professionali ed istituzionali del Servizio Sociale.
Per agevolare la lettura ed eventuali aggiornamenti gli argomenti sono stati suddivisi in schede tematiche.
In appendice, a complemento del vademecum, sono riportati ulteriori riferimenti legislativi su cui poter richiedere consulenza o documentazione.
E’ importante sottolineare che questo strumento assume valore nel rapporto interpersonale con l’assistente sociale che approfondirà metodologicamente le diverse tematiche  e con l’utente e nelle attività di promozione, informazione e formazione del Consultorio Familiare sui temi della salute.

 

SPECIFICITA’ INTERCULTURALI E FORMAZIONE DELL’IDENTITA’ NEI BAMBINI ADOTTATI PDF Stampa E-mail
Di seguito si propongono dei temi di riflessione e di approfondimento per gli operatori psico-sociali che si trovano a dover supportare -a vario titolo-  le famiglie che fanno la scelta di entrare nel complesso mondo dell’adozione internazionale.
Il primo tema che richiede definizione ed approfondimento è quello di “intercultura” che presuppone “l’importanza dell’interazione nello scambio e nel rapporto tra persone , differenze e culture”.
Questa tematica ha portato a considerare l’approccio “interculturale” come: “un processo”, ma anche un “progetto”, una “strategia”, una “osmosi” fondata sulla fiducia.
L’approccio interculturale implica nelle persone coinvolte: atteggiamenti di apertura all’altro e alla relazione , capacità di riconoscere ed accoglierela diversità ed allo stesso tempo saper coniugare le differenze e costruire insieme dei significati.
Nell’adozione internazionale valorizzare le specificità interculturali significa porre attenzione  al valore che rivestono i dati culturali relativi  al Paese di provenienza nella vita dei figli adottivi.
Significa comprendere quanto siano importanti nella costruzione dell’identità del bambino adottato, sia l’esigenza di mantenere un rapporto dicontinuità con la cultura di provenienza, che la capacità di costruire un’autentico senso di appartenenza con la cultura del paese d’accoglienza.
In  questa direzione  è importante distinguere tra identità etnica e appartenenza culturale.
All’interno della identità etnica troviamo alcuni elementi relativi al Paese d’origine: caratteristiche  biologiche ( l’aspetto somatico, l’età al momento dell’adozione), personali (le esperienze vissute nel Paese d’origine, il bisogno di prendere le distanze dal passato) e  culturali ( le occasioni di rapporto con l’etnia di nascita).
L’appartenenza culturale appare invece più legata alla cultura del Paese adottante verso cui è necessario costruire un forte senso di appartenenza ed identificazione.
Solo se l’adottato sentirà di appartenere alla cultura del paese di accoglienza sarà capace di poter esplorare  le proprie origini biologiche e culturali senza correre il rischio di scivolare in un vissuto di “non-identità”.
D’altra parte le proprie origini biologiche e culturali rappresentano le “radici” dell’adottato e non poterle riconoscere ed accettare lo mette davanti al rischio della negazione della propria identità o della costruzione di un’identità posticcia.
Esplorare le proprie radici culturali non significa necessariamente riconoscersi in esse, ma semplicemente avere la possibilità di potersi confrontarecon loro.
Il ruolo dei genitori adottivi è quello di diventare i depositari della cultura d’origine del bambino permettendogli cosi la curiosità verso il “differente” o “l’altro” .
E’ pertanto importante:
– arricchire il proprio bagaglio di conoscenze sulla storia e sul Paese d’origine del bambino;
– coltivare un canale comunicativo con il paese d’origine che sia significativo e gradito a tutti i membri della famiglia;
– vivere insieme all’adottato l’esperienza di un periodo di permanenza nel Paese d’origine.
Un buon processo di formazione della propria identità etnica produrrà quindi una serena adesione a quella che è la cultura del Paese d’adozionesenza sentirsi in contraddizione con quelli che sono gli elementi di appartenenza alla propria etnia: con le proprie caratteristiche somatiche , con le abitudini acquisite ed i ricordi del passato e con tutto ciò che ha caratterizzato l’esperienza dell’adottato nel suo Paese di provenienza.

 

LA REALTA’ DELLE FAMIGLIE IN CRISI PDF Stampa E-mail
Negli ultimi trent’anni la famiglia ha subito un processo di trasformazione estremamente rapido seppur diverso nei vari paesi e realtà sociali. Infatti, a partire dalla metà degli anni sessanta si può riscontrare la diminuzione dei matrimoni e delle nascite con un aumento delle separazioni.
Tutto ciò in concomitanza con il diffondersi di movimenti politici che hanno sostenuto la liberalizzazione del ruolo della donna, il suo crescente inserimento e coinvolgimento nel mondo lavorativo e il relativo incremento del suo livello professionale; ciò ha condotto di conseguenza a tutta una serie di cambiamenti anche nella suddivisione dei ruoli e delle aspettative all’interno della coppia.
La famiglia di oggi rispetto a quella del passato, di tipo patriarcale, è considerata  “in crisi” e si configura sempre più come ambito di relazioni complesse o addirittura di “non relazioni”, una sorta di “spazio muto” e mutevole dove i genitori risultano sempre meno capaci di comunicare adeguatamente con i figli e con se stessi.
La famiglia contemporanea ha perso parte della sua stabilità pur a vantaggio di una maggiore fragilità: sembra oggi basarsi maggiormente sulla soddisfazione dei bisogni individuali ed emotivi e meno sulla antica funzione di sicurezza economica e affettiva.
Un segnale evidente di questi cambiamenti è presente anche nel linguaggio dove il termine famiglia è sempre più frequentemente accompagnato da un aggettivo che ne qualifica le caratteristiche strutturali: la famiglia nucleare, la famiglia monogenitoriale, la famiglia omosessuale, la famiglia di fatto, la famiglia ricostituita ecc..

Le “nuove famiglie”
Si parla di famiglia monoparentale per definire quella situazione in cui un genitore vive solo con la propria prole; il/la partner vive sotto un altro tetto, oppure non è più in vita.
Si definisce una famiglia ricostituita quando due adulti formano una nuova famiglia in cui uno di loro o entrambi portano un figlio avuto da una precedente relazione.
Le famiglie ricostituite di oggi sono molto diverse da quelle di un tempo.
Nel passato esse si formavano dopo la morte di un coniuge, oggi, invece, si creano in misura maggiore in conseguenza di un divorzio. Questo implica una differenza nella complessità tra le due strutture familiari che si vengono a formare: la ricostituzione familiare in seguito alla morte di un genitore significa, per i figli, la sostituzione del genitore scomparso, mentre nel caso in cui la ricostituzione avviene in seguito ad un divorzio significa l’aggiunta di uno o due genitori “sociali” oltre a quelli biologici.
Una delle difficoltà che le famiglie ricostituite devono affrontare è integrare se stessi e i propri figli all’interno della nuova struttura ricostituita, diventare cioè un gruppo familiare senza una propria storia familiare alle spalle.
Questo processo richiede alcuni passaggi:
1.    La nuova coppia deve maturare e divenire solida
2.    I precedenti legami genitori-figli devono essere mantenuti e devono evolvere
3.    Le nuove relazioni tra genitori acquisiti, figli acquisiti e fratelli acquisiti devono essere sviluppate
4.    Deve nascere un senso di appartenenza alla nuova unità familiare
Si definisce famiglia allargata una rete di relazioni e affetti che comprende le seguenti figure: madre, padre, figli, nuovi affetti e altre figure significative. E’ importante che il centro di gravità della funzione genitoriale permanga sui genitori, e che tutte le altre figure rimangano ai margini.
E’ importante  avere sempre ben presente che i bambini o ragazzi hanno i “loro” genitori e che i nuovi compagni non sono dei sostituti genitoriali.
In ogni caso, se una relazione è seria è corretto parlare ai figli della presenza di una eventuale nuova persona accanto al papà o alla mamma, permettendone la conoscenza, pur nel rispetto dei ruoli: ci sono cose che è giusto che i figli sappiano e cose che invece riguardano la privacy della coppia.
E’ necessario che i ruoli di ciascuno siano chiari per permettere ai figli di capire l’importanza di cui sempre rimangono investiti. Ciò significa che, ad esempio, il fatto che papà o mamma abbiano un nuovo compagno non porta a perderli come genitori.
All’interno della coppia genitoriale e della nuova unione, si ricorda  che è necessario stabilire sempre un confine.

Dalla famiglia alla genitorialità
In questo panorama  di nuovi assetti relazionali all’interno della famiglia si parla sempre più spesso di genitorialità.
Questo termine è il punto di arrivo di una rapida trasformazione culturale che ha trovato anche nel linguaggio giuridico la sua recente collocazione. Infatti si è passati dal concetto di “patria potestà” a quella di “potestà genitoriale” (art.155, comma 4 codice civile), nel senso che la potestà non è una sfera che appartiene ai genitori in quanto singoli ma afferisce alla genitorialità in quanto “relazione” con altri soggetti.
Non è possibile confinare la genitorialità solo nell’evento biologico della nascita, in quanto essa produce significativi cambiamenti individuali e relazionali che saranno presenti ed in continua evoluzione lungo tutto il resto della vita.
Non si può essere genitori sempre allo stesso modo perché sarà necessario comportarsi in maniera differente a seconda delle età e dei caratteristiche dei figli.
La nascita del primo figlio segna la transizione da coppia di coniugi a famiglia e sarà la riuscita o il fallimento di questo passaggio a condizionare fortemente (ma non necessariamente per sempre) l’evoluzione del ruolo di genitore.

Separazione ed esercizio della genitorialità
Nella letteratura è ormai condiviso che la separazione ed il divorzio rappresentano “processi” che comportano un’evoluzione delle relazioni familiari sul piano coniugale, su quello genitoriale e su quello riguardante l’ambiente esterno, la famiglia d’origine e gli amici.
Il principale compito che la famiglia separata si trova infatti ad affrontare è la riorganizzazione delle relazioni familiari.
Per poter gestire il conflitto emergente dalla separazione, a livello coniugale, la coppia deve elaborare il fallimento del proprio legame. Può succedere che uno dei due, in genere quello che richiede la separazione, elabori prima dell’altro il distacco ed è quindi più autonomo, mentre l’altro rimane emotivamente coinvolto e non riesce a superare quest’esperienza vissuta, nella maggior parte dei casi, come un fallimento personale.
Molte coppie, sebbene incompatibili, continuano invece a restare insieme soltanto “per il bene dei figli”, almeno fino alla loro maggiore età, addossando in questo modo una notevole responsabilità sui figli stessi che si possono così sentire in una situazione in cui “crescere in fretta” può liberare i genitori da un’unione “forzata”, oppure, viceversa, credono di dovere rimanere piccoli per continuare ad avere i genitori uniti.
Contemporaneamente a livello genitoriale è necessario che gli ex coniugi continuino a svolgere i ruoli di padre e madre, a riconoscersi come tali ed instaurare un rapporto di collaborazione e cooperazione per tutti gli aspetti che riguardano l’esercizio della genitorialità. Molto spesso però questo non accade e la battaglia esce e si protrae fuori dalle porte del Tribunale innescando nel bambino una suddivisione dei propri genitori in un “genitore buono” e in un “genitore cattivo”. La conflittualità che molto spesso accompagna le separazioni coniugali rende ciechi i genitori rispetto ai bisogni effettivi ed affettivi dei propri figli.
Spesso il legame irrisolto tra gli ex coniugi con i suoi aspetti di conflitto cronico intacca l’esercizio della funzione genitoriale.
E’ fondamentale garantire al figlio il rapporto anche con il genitore non affidatario o non convivente, favorendo il congiungimento con le sue radici e con la sua storia familiare, salvo i casi estremi. Questo tuttavia può risultare molto difficile in alcuni casi in cui il genitore (più spesso la madre) convivente o affidatario ingloba a sé il figlio e allontana con varie strategie l’altro genitore (il padre) come colpevole di aver procurato tutto il male e la sofferenza. Per evitare questo è indispensabile che tra gli ex coniugi sia presente almeno un minimo di stima e comprensione dell’altro come genitore.

Separazione e figli con-divisi
Le difficoltà che i coniugi incontrano nel separarsi li conduce a seguire un iter giudiziario che spesso non fa che aumentare il livello del conflitto.
Avvocati, consulenti di parte, accuse reciproche, vendette, querele, denunce rappresentano lo scenario principale in cui si gioca la conflittualità e in tutto questo caos i figli, con i loro bisogni di legame, di sicurezza e di sostegno, spariscono sullo sfondo della scena.
Diverse variabili influenzano le reazioni dei figli nel momento della separazione e nei tempi successivi:
– il grado di conflittualità tra i genitori e il modo di svolgere il loro ruolo genitoriale;
– gli aspetti socio-economici e culturali;
– il tipo di abitazione,
– il reddito a disposizione;
– il numero di componenti della famiglia;
– l’organizzazione familiare, ossia la gestione dei ruoli all’interno della famiglia e il grado di affettività espressa;
– i legami con parenti, amici e i servizi sociali e sanitari;
– l’immagine di sé, le fantasie inespresse, la propria autostima e il livello di benessere personale.

Tutti questi fattori hanno notevole importanza nello sviluppo psicofisico dei figli, sia che questi abbiano genitori separati, sia che i genitori ancora coabitino. Questa è la ragione per cui non tutti i figli di genitori separati subiscono danni dalla separazione, così come non tutti i bambini che continuano ad avere i genitori uniti ne traggono un vantaggio o comunque un buon esempio.
E’ giusto che i figli vengano informati circa le separazione dei genitori, ed è giusto dare loro delle spiegazioni tenendo pur sempre presente la loro età e quindi ciò che per loro è accettabile.
Il bambino vuole sapere cosa cambierà per lui. Non gli interessano le relazioni nuove dei genitori, torti e ragioni di ognuno, ecc. Tutto questo è solo un peso per lui.
Per il figlio è fondamentale la lealtà dei genitori: spiegargli che si stanno prendendo accordi per fare continuare tutto al meglio per lui. E’ necessario affrontare le ansie, le paure del bambino circa ciò che gli succederà.
Non è opportuno invece, che i figli vengano a conoscenza dei dettagli della separazione. E’ bene ricordare che loro sono i figli e che ciò che li riguarda è il rapporto della coppia in quanto coppia genitoriale e non come coppia coniugale, dalla quale è salutare che rimangano fuori.
Spiegare ai figli il perché della separazione serve a evitare tensioni; serve a evitare che la situazione venga considerata più grave di quello che effettivamente è, e soprattutto, a non infondere probabili sensi di colpa (es: “si separano perché sono stato cattivo”) tipici in particolare dei bambini piccoli, che nella loro onnipotenza, si illudono di riuscire a riunificare i genitori e di conseguenza, se ciò non avviene, a vivere un enorme senso di frustrazione e fallimento.

L’ Affidamento condiviso
In linea con i principi che guidano la Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo e la Carta Europea dei Diritti del Fanciullo (1992), la nuova Legge dell’8 febbraio 2006, n. 54 dispone, in materia di separazione dei genitori, l’ affidamento condiviso dei figli.
In particolare l’art. 1 recita: “(provvedimenti riguardo ai figli) – Anche in caso di separazione personale dei genitori il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli adolescenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.” (…)(il giudice) “Valuta prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati ad entrambi i genitori oppure stabilisce a quali di essi i figli sono affidati, determina i tempi e le modalità della loro presenza presso ciascun genitore, fissando altresì la misura e il modo con cui ciascuno di essi deve contribuire al mantenimento alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli.
(…) ”La potestà genitoriale è esercitata da entrambi i genitori.
Le decisioni di maggiore interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione e alla salute sono assunte di comune accordo tenendo conto delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.
In caso di disaccordo la decisione è rimessa al giudice”
L’affidamento ad un solo genitore e l’opposizione all’affidamento condiviso viene trattato nell’art. 155-bis: “- Il giudice può disporre l’affidamento dei figli ad uno solo dei genitori qualora ritenga con provvedimento motivato che l’affidamento all’altro sia contrario all’interesse del minore.”(…)”Se la domanda risulta manifestamente infondata, il giudice può considerare il comportamento del genitore istante ai fini della determinazione dei provvedimenti da adottare nell’interesse dei figli….”.
L’affido condiviso è quindi l’unica forma di affidamento dei figli includendo l’eccezione dell’affido a un solo genitore; solo in tal caso potrà essere limitata la frequentazione ma non la potestà di quel genitore.
La nuova legge 54 sull’ affidamento condiviso introduce, inoltre, all’art. 155-sexies l’audizione del figlio minore coinvolto: “Il giudice dispone, inoltre, l’audizione del figlio minore che abbia compiuto gli anni 12 e anche di età inferiore ove capace di discernimento.” L’audizione del minore non condiziona il procedimento giudiziario in atto, ma permette che i provvedimenti vengano presi rispettando la qualità della vita dei figli coinvolti.
La capacità di discernimento citata dalla legge 54 può essere interpretata come la necessità di valutare se è opportuno ascoltare il minore in base all’utilità che questo può avere nella costruzione di un progetto di affidamento il più possibile tutelante.

Nella separazione l’ affidamento condiviso, quindi, si differenzia da quello congiunto in quanto non prevede per la sua applicabilità un accordo totale fra il padre e la madre, ma la disponibilità ad assumersi la propria responsabilità genitoriale nei confronti dei figli nel rispetto delle reciproche competenze e possibilità.
Soltanto le decisioni più importanti saranno prese obbligatoriamente in modo congiunto (appunto condiviso), mentre per il resto spetterà al giudice valutare se la conflittualità esistente nella coppia permette un vero e proprio esercizio congiunto della potestà, oppure se sia meglio assegnare a padre e madre compiti distinti rispetto ai figli, sia dal punto di vista educativo che da quello più strettamente economico.
La legge richiama ad una responsabilità genitoriale forte, più che ad una patria potestà sul minore.
Il compito dei coniugi che si stanno separando, insieme al giudice, sarà dunque di creare un progetto di affidamento condiviso sui propri figli, dove padre e madre avranno eguali responsabilità, diritti e doveri.

I cambiamenti riguardano anche la procedura degli alimenti, così spesso alla base di litigiosità fra madri e padri separati: non sarà più soltanto il genitore non affidatario a dover provvedere con l’assegno di mantenimento al sostentamento dei figli, ma entrambi gli ex coniugi saranno chiamati a contribuire, in base alla propria disponibilità.
La nuova legge sull’ affidamento condiviso si applica anche ai figli naturali di coppie conviventi. Quindi, mentre prima in caso di separazione di coppie di fatto con figli, il giudizio riguardante l’ affidamento dei figli minori era competenza del Tribunale per i Minorenni, con la nuova legge anche la separazione delle famiglie di fatto sarà competenza del Tribunale Ordinario.

Patrocinio a spese dello stato
Il patrocinio a spese dello Stato (detto anche “gratuito patrocinio”) è un istituto giuridico previsto nell’ordinamento italiano dal testo unico in materia di spese di giustizia (DPR n. 115/2002 – artt. dal 74 al 141). Ha lo scopo di attuare l’art. 24 della Costituzione e garantire l’accesso al diritto di difesa a persone non in grado di munirsi autonomamente del patrocinio di un avvocato per l’incapacità reddituale di sostenerne il costo.
Le persone non abbienti, qualora abbiano necessità di essere rappresentate in giudizio, sia per agire che per difendersi, possono richiedere la nomina di un avvocato e la sua assistenza a spese dello Stato, usufruendo dell’istituto del Patrocinio a spese dello Stato (gratuito patrocinio).
Per essere ammessi al Patrocinio a spese dello Stato è necessario che il richiedente sia titolare di un reddito annuo imponibile, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a euro 10.628,16.[Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi conseguiti nel medesimo periodo da ogni componente della famiglia, compreso l’istante.Quando vi è interesse di uno dei familiari nel contenzioso che sta nascendo, non si deve computare il suo reddito in sommatoria: il reddito per la determinazione del rispetto della soglia di ammissibilità verrà calcolato facendo riferimento solo al richiedente ed agli altri eventuali familiari conviventi non in conflitto.
Chi è ammesso al patrocinio può nominare un difensore scelto tra gli iscritti negli elenchi degli avvocati per il patrocinio a spese dello Stato, istituiti presso i consigli dell’ordine del distretto di Corte d’appello nel quale ha sede il magistrato competente a conoscere del merito della causa o il magistrato dinanzi al quale pende il processo.

Interventi di sostegno alla genitorialità e Consultori Familiari
In sostanza, il principio che viene affermato a gran voce dalla nuova legge sull’affidamento condiviso è quello della bigenitorialità, intesa quale diritto del figlio ad un rapporto completo e stabile non con uno, ma con entrambi i genitori, e ciò anche laddove la famiglia attraversi una fase critica, con conseguente disgregazione del legame sentimentale e talvolta anche giuridico tra i genitori conviventi.
Nelle famiglie problematiche il sostegno alla genitorialità messo in campo da strutture pubbliche ( ASL, Consultori, Centri per famiglie, etc.) o private ( Liberi professionisti, Centri privati, etc.), rappresenta un importante fattore protettivo sia per la crescita “sana” dei figli, sia per garantire il proseguo del ruolo parentale. Gli interventi alla genitorialità hanno lo scopo preventivo di andare ad accentuare il patrimonio di risorse che la famiglia possiede, ma che spesso non utilizza o pensa di non avere, a causa del momento stressante che sta attraversando.
Una legge che ha valorizzato il ruolo del padre accanto a quello della madre e della funzione genitoriale è stata la legge 405/75 “Istituzione dei Consultori Familiari” che all’art. 1 pone tra i compiti fondamentali “…assistenza psicologica e sociale per la preparazione alla maternità e paternità responsabile e per i problemi della coppia e della famiglia anche in ordine alla problematica minorile”.
La coppia in conflitto deve essere sostenuta e accompagnata dai servizi competenti a fronteggiare la crisi, la delusione, la rabbia per il crollo del proprio mondo di affetti ed evitare che quello che è un conflitto sentimentale e relazionale si trasformi in doloroso e infinito conflitto giudiziario.
Nella valutazione degli effetti della separazione non va posta in primo piano la questione della presenza o meno del conflitto tra gli ex coniugi quanto la sua pervasività e l’incapacità degli adulti di chiedersi in che misura la nuova situazione incida sullo stato di benessere dei figli. Un aspetto moderatore dello stress legato alla conflittualità genitoriale è costituito dal modo con cui i genitori lo esprimono e lo gestiscono.
In tale direzione si pone il sostegno alla coppia separata da parte dei servizi consultoriali attraverso interventi di  supporto psicologico e sociale che aiutino la coppia e la famiglia a trovare un nuovo assetto relazionale e a garantire la funzione di corresponsabilità educativa nei confronti dei figli. In particolare, l’istituto della mediazione familiare, cui la coppia  può ricorrere in forma volontaria o nei casi prescritti dall’autorità giudiziaria, rappresenta uno degli ambiti professionali che negli ultimi dieci anni i consultori familiari hanno incentivato ottenendo risultati di efficacia di considerevole importanza.
Altro ambito di intervento professionale dei consultori familiari è l’attivazione dello Spazio Neutro che mira alla salvaguardia della relazione affettiva del figlio con entrambe le figure genitoriali. Ci si riferisce a tutti quei casi in cui interviene la magistratura limitando la potestà genitoriale o allontanando il bambino, oppure uno o entrambi i genitori, dal tetto familiare. Lo spazio neutro è un luogo fisico, strutturato secondo criteri definiti all’interno dei servizi specialistici (consultori familiari o centri di neuropsichiatria infantile) e luogo “relazionale” protetto in cui il minore può incontrare il genitore e avere con lo stesso un tempo per condividere parole, significati, affetti, regole che le dinamiche altamente conflittuali hanno bruscamente interrotto o sospeso. L’obiettivo è la riconquista di una relazione parentale significativa, grazie alla presenza costante e all’osservazione di operatori qualificati, impegnati nella tutela del minore.

La Mediazione Familiare rappresenta un percorso in grado di garantire agli ex-coniugi un sostegno grazie al quale trovare spazi neutrali e protetti di ascolto. Si attiva un processo collaborativo di risoluzione del conflitto in cui le due parti sono supportate e aiutate a prendere decisioni, a costruire soluzioni accettabili per entrambi e nell’interesse dei figli, riappropriandosi della loro capacità e responsabilità genitoriale.
Varie ricerche mostrano che le procedure legali per ottenere la separazione e il divorzio spesso acuiscono i contrasti tra coniugi. Anche gli avvocati accusano la procedura giudiziaria di essere a volte nociva ai coniugi stessi. La legislazione in materia, infatti, è basata sulla logica del “vincitore” e del”vinto” e contribuisce a cronicizzare i conflitti, piuttosto che a risolverli.
La mediazione familiare ha come obiettivo comune quello di riaprire il dialogo tra gli ex partner per creare un contesto di collaborazione genitoriale. Ma che cos’è la mediazione familiare?
E’ un processo, il più delle volte formale, in cui una terza persona neutrale (e al di fuori dalle parti) governa il conflitto al fine di trovare soluzioni adeguate attraverso la gestione della comunicazione nello specifico ambito della separazione genitoriale e nel relativo nuovo equilibrio di accudimento dei figli.
In caso il lavoro con la coppia non sia possibile, si possono prendere in esame e proporre alternative quali: sostegno genitoriale individuale o di gruppo. Si cerca sempre comunque di incrementare la cogenitorialità.
L’orientamento e il sostegno alla genitorialità hanno come fine la necessità di entrare in empatia con il fiflio e quindi con i suoi bisogni e possono essere svolti attraverso colloqui individuali o di gruppo.

Il mediatore deve accogliere i differenti punti di vista per poi permetterne il confronto. Non svolge un’attività investigatoria, ma si pone come ascoltatore attivo.
Per quanto riguarda il tempo è da considerare che è interesse di tutti rispettare i tempi a disposizione di ciascuno per elaborare la separazione.
Nella realtà i tempi possono essere molto differenti da persona a persona, e solitamente c’è molta fretta nel volere risolvere tutto e subito.
E’ importante che anche nuovi eventuali compagni rispettino i tempi e gli spazi dei figli.
Serve ricordare la storia della coppia e della famiglia per diverse ragioni: per ciò che di positivo c’è stato, per il bene del figlio, per gli adulti che tra loro devono tenere aperta una relazione.
La lealtà riguarda in particolare il misurarsi con ciò che il figlio può comprendere emotivamente. Importante è utilizzare la coerenza, in quanto il figlio elabora, tiene conto di quello che viene detto e si fida. Ne segue che una mezza verità scoperta come tale può essere vissuta dal figlio come un imbroglio o un inganno.
L’obiettivo principale resta quindi mantenere una continuità di rapporto del figlio con entrambe le figure di riferimento ed evitare l’inutile disputa coniugale per l’amore esclusivo dei figli estromettendo definitivamente l’ex-coniuge dalla vita affettiva dei figli.
Il mediatore familiare deve lavorare per far riprendere il flusso della comunicazione tra gli ex coniugi che ormai si relazionano soltanto sulle questioni legate alla rottura del loro rapporto, altre volte deve occuparsi della riorganizzazione delle relazioni genitoriali dove l’obiettivo è raggiungere accordi condivisi e duraturi che definiscano il nuovo assetto familiare.
Il mediatore segue determinate regole fondamentali.
l trasparenza;
2 imparzialità;
3 non tornare troppo nel passato;
4 autonomia dall’autorità giudiziaria;
5 facilita la comunicazione;
6 argina e contiene l’emotività non produttiva;
7 rispetta i tempi del contratto (8/10 sedute);
8 rende protagonisti le parti e ne valorizza le proposte, i punti in comune e le piccole mete di volta in volta raggiunte;
9 lavora sul presente e sul futuro;
l0 si concentra sulle tematiche genitoriali.

 

MEDIAZIONE FAMILIARE PDF Stampa E-mail
L’aumento del numero delle separazioni e dei divorzi e la conseguente disgregazione dei nuclei familiari hanno provocato come ripercussione l’indebolimento della funzione genitoriale.
I Consultori Familiari, inseriti tra i servizi socio-sanitari a disposizione della famiglia, della coppia, della donna e dell’adolescente, svolgono anche il lavoro di mediazione familiare, che ha come obiettivo primario e fondamentale quello di ridurre al minimo i danni dovuti alla rottura delle relazioni familiari, tutelando principalmente gli interessi e l’integrità psicofisica dei figli.
Il lavoro di mediazione favorisce, attraverso l’incoraggiamento di momenti di dialogo e confronto tra i genitori, il raggiungimento di scelte e decisioni che riguardano la gestione dei figli.
Questa prospettiva d’intervento,oggi approvata e richiesta, sia da parte dei Tribunali, sia spontaneamente dalle coppie, parte dal presupposto che la separazione può decretare la fine di un matrimonio, ma non della genitorialità, che può essere considerata funzionale per una buona crescita dei figli solo se condivisa con un orientamento unico e coerente tra i due genitori.
E’ necessario superare il conflitto tra i partner separati, che vengono richiamati alla collaborazione in nome dell’interesse comune rappresentato dai figli.

 

ADOTTARE UN BAMBINO PDF Stampa E-mail
La Legge 31 dicembre 1998 n.476, le cui norme hanno modificato la legge 4 maggio 1983 n.184 e regola ora la procedura di adozione internazionale e nazionale.
La dichiarazione di disponibilità all’ Adozione Nazionale e Adozione Internazionale:  può essere  presentata a qualunque Tribunale per i Minorenni

Requisiti della coppia:

· Avere contratto matrimonio
· Aver accumulato almeno 3 anni di stabile unione ( viene calcolata anche la convivenza)
· Che non sussista negli ultimi 3 anni una separazione personale
· Non aver subito condanne penali

Validità della dichiarazione:

· Nazionale: 3 anni dalla data di presentazione
· Internazionale: 1 anno dal ritiro del Decreto di Idoneità, per dare mandato ad unEnte autorizzato

Elenco dei documenti richiesti all’atto della presentazione della dichiarazione

  • Fotografia di entrambi;
  • Certificato di nascita di ambedue i dichiaranti;
  • Certificato di matrimonio;
  • Eventuale certificato storico o documentazione comprovante la convivenza;
  • Certificato di Stato di famiglia ( eventualmente sostituito da autocertificazioni) ;
  • Certificato di residenza di entrambi ( eventualmente sostituito da autocertificazioni)
  • Certificato di sana e robusta costituzione psicofisica da effettuarsi presso una struttura pubblica   dal   quale risulti l’esclusione di affezioni quali TBC,veneree, cardiovascolari e HIV ;
  • Certificati penale del Casellario Giudiziale;
  • Certificati dei Carichi pendenti

Per informazioni:
· Rivolgersi all’Ufficio Adozioni del Comune di Catania Via Caduti del Lavoro Tel. 095-492645 – Presso i <Serrvizzi Sociali del proprio Comune
· Cancelleria del Tribunale per i Minorenni Via Franchetti,82

 

GENITORI SEPARATI PDF Stampa E-mail
I genitori separati hanno un ruolo fondamentale nell’aiutare i figli ad adattarsi alla nuova situazione. Per agevolare l’adattamento è necessario assumere comportamenti e atteggiamenti adeguati; in particolare è importante:

  • dire ai figli esattamente ciò che sta accadendo intorno a loro e perché ( gli effetti peggiori si verificano proprio nei casi in cui i figli non hanno una giusta comprensione degli avvenimenti);
  • rispondere alle domande dei figli in maniera onesta e spontanea, tenendo presente, però, che è necessario evitare di incolpare apertamente l’altro coniuge, anche se da parte sua vi possono essere chiare responsabilità;
  • chiarire ai ragazzi che loro non sono in alcun modo responsabili della separazione, e che invece la decisione è lo sbocco naturale dei problemi che si sono venuti a creare tra i genitori;
  • fornire i dettagli e rispondere a tutte le domande dei figli quando vengono prese decisioni organizzative del tipo con chi andranno a stare i ragazzi, i giorni di visita assegnati all’altro genitore, come fare per contattare l’altro genitore, ecc.;
  • introdurre con gradualità i cambiamenti nella vita dei figli (per esempio, se un genitore non può fare a meno di andare ad abitare in una casa che sta in un altro quartiere e l’anno scolastico non si è ancora concluso, è meglio attendere la fine delle attività scolastiche prima di trasferire il figlio in un’altra scuola);
  • dare ascolto ai figli, e incoraggiarli a parlare ed esprimere i propri sentimenti per cercare di capire come vivono la separazione e che cosa ne pensano, in quanto non è infrequente che possano farsi idee sbagliate su ciò che sta accadendo;
  • chiarire ai figli che è normale per loro desiderare che i genitori tornino di nuovo insieme, ma che, soprattutto dopo il divorzio, è opportuno considerare la decisione come definitiva.

 

GENITORIALITA’ PDF Stampa E-mail
COSA SIGNIFICA ESSERE GENITORE?
Genitori non si nasce ma si diventa, non esiste un manuale del buon genitore ma vivendo fianco a fianco con il bambino e condividendo la sua quotidianità, si impara a diventare genitori capaci di prendersi cura e di rispondere in modo sufficientemente adeguato ai bisogni dei figli; bisogni che sono estremamente diversi a seconda della fase evolutiva.
Un modo per capire la complessità e la vastità di ciò che definiamo genitorialità è analizzare i suoi modi di esprimersi.
Tra le funzioni più importanti della genitorialità troviamo quella protettiva, affettiva, normativa, predittiva, differenziale,trans generazionale, triadica, proiettiva.

La funzione protettiva
E’ la funzione tipica del caregiver che consiste nell’offrire cure adeguate ai bisogni del bambino. La funzione protettiva più di tutte determina il legame di attaccamento. Lo scopo dell’attaccamento è infatti “la vicinanza della figura materna”, e “il mantenimento di una relazione di attaccamento è vissuto come fonte di sicurezza, mentre una minaccia di perdita origina ansietà e spesso collera, è una perdita effettiva”

La funzione affettiva
Riguarda la  capacità di entrare in risonanza affettiva con l’altro senza esserne inglobato. L’affettività viene trasmessa attraverso gli abbracci , i baci e tutte quelle manifestazioni che fanno sentire al bambino la sensazione di “sentirsi amato”.

La funzione normativa
Consiste nella capacità di dare dei limiti, una struttura di riferimento, una cornice, corrisponde a quel bisogno fondamentale del bambino che è il bisogno di avere dei limiti, di vivere dentro una struttura di comportamenti coerenti.
La funzione normativa riflette l’ atteggiamento genitoriale di fronte alle norme, alle istituzioni, alle regole sociali.

La funzione predittiva
E’ la capacità di cambiare i  comportamenti nei confronti del figlio in relazione alle sue fasi di  crescita con l’espandersi del suo mondo e delle sue competenze.

La funzione differenziale
Si esprime attraverso la modalità materna (maternità) e attraverso la modalità paterna (paternità). All’interno di una coppia genitoriale entrambe le funzioni devono essere presenti per permettere un gioco relazionale sano. La funzione materna si manifesta in una modalità relazionale duale mentre la funzione paterna ha il compito di proteggere la diade da interferenze esterne.

La funzione transgenerazionale
Consiste nell’immissione del figlio dentro una storia, una narrazione, che appare reale e anche un po’ sognata. E’ la storia della propria famiglia, è il continuum generazionale dove si inserisce la nascita. Questa funzione rimanda ovviamente ai rapporti tra generazioni.

La funzione triadica
E’ la capacità dei genitori di avere tra loro un’alleanza cooperativa fatta di sostegno reciproco, capacità di lasciare spazio all’altro o di entrare in una relazione empatica con il partner e con il bambino. Questo presuppone la capacità del genitore di vedere il bambino dentro una relazione dove esiste un terzo. La presenza del terzo offre al bambino possibilità di adattamento e di interazione molto maggiori.

La funzione proiettiva
Con la quale ogni genitore proietta sul proprio figlio parti di sé. Ciò non deve significare trasferire sul figlio i propri bisogni non realizzati creandosi aspettative sulle sue scelte future, ma piuttosto utilizzare i propri vissuti e le proprie esperienze per comprendere e favorire i reali bisogni del figlio.

 

LA MEDICINA SCOLASTICA PDF Stampa E-mail
Da circa 50 anni  esiste un Servizio emblema della  stretta collaborazione tra scuola e sanita’ denominato “Medicina Scolastica”.
La necessità di un controllo sanitario in ambito scolastico nasce dalla consapevolezza che lo stato di salute di un individuo dipende dall’interazione di diversi fattori (patrimonio genetico, stile di vita, alimentazione,  situazione socio-economica, possibilità di accedere a cure sanitarie, ambiente, etc.) e dalla necessità di intervenire sulla modifica di alcuni di essi quanto più precocemente possibile mediante degli interventi di “promozione della salute” da attuare nell’età dell’infanzia e della gioventù, periodi che normalmente si trascorrono a scuola.

EQUIPE
Il Servizio di Medicina Scolastica è parte integrante dell’Azienda Sanitaria provinciale (ASP) e in esso opera una equipe multidisciplinare costituita da medici, assistenti sanitari ed ortottisti. Lo staff medico prevede, in alcune aree, la presenza di figure specialistiche quali ortopedici e dentisti.

DOVE OPERA
Il Servizio di Medicina Scolastica svolge le sue attività presso tutte le scuole dell’obbligo della provincia di Catania

COSA FA
L’attività della equipe di Medicina Scolastica prevede l’esecuzione di indagini sanitarie di tipo mirato (screening), corsi di educazione alla salute e informazione sanitaria rivolti ad alunni, genitori ed insegnanti.
Gli screening vengono eseguiti su alunni delle cosidette “classi filtro” che sono costituite da una popolazione scolastica dove è più probabile che venga ritrovata una determinata “patologia”.
Così il programma annuale della Medicina Scolastica prevede l’esecuzione dei seguenti screening:
1° elementare- screening auxologico (rilevamento peso ed altezza), odontoiatrico e oculistico
5° elementare- screening auxologico, odontoiatrico ed oculistico
I° media- screening auxologico ed ortopedico
III° media- screening auxologico
In tutte le scuole, ove fosse necessario e su specifica richiesta dei Dirigenti scolastici, viene eseguito lo screening per la prevenzione delle parassitosi ed in particolare della pediculosi (pidocchi della testa).
Gli incontri di educazione sanitaria tenuti dal personale del Servizio di Medicina Scolastica vertono su argomenti atti a promuovere “ comportamenti e stili di vita idonei al mantenimento dello stato di salute” quali norme igienico-dietetiche, prevenzione delle patologie osteo-articolari, odontoiatriche, oculistiche, dermatologiche e prevenzione e profilassi della pediculosi. Gli argomenti da trattare vengono anche concordati con una figura di insegnante specifica presente nella scuola che è “il referente alla salute”.
All’inzio dell’attività di lavoro è cura del personale dell’ Equipe di Medicina Scolastica informare i genitori degli alunni di quanto verrà eseguito a scuola e infine, a controllo avvenuto, nel caso siano state riscontrate positività agli screening i familiari vengono invitati a colloquio diretto con gli operatori che concorderanno con essi gli opportuni provvedimenti da attuare.
E’ di notevole rilevanza che gli alunni positivi agli screening possono accedere ai poliambulatori aziendali per effettuare gli approfondimenti clinico-diagnostici in regime di esenzione dal ticket sanitario (sia le visite, sia le indagini strumentali ad es. radiografie che le cure vengono eseguite GRATUITAMENTE).

DOVE SI TROVA
Il Servizio di Medicina Scolastica  è ubicato , a Catania, in via Bambino, 32    tel 095/2545576 – Fax 095/2545574

 

ADOLESCENTI E ADULTI PDF Stampa E-mail
La maggior parte dei genitori non arriva veramente preparata ad affrontare l’adolescenza dei figli.
Avere le informazioni e mettersi in discussione sono i due punti fondamentali da cui partire.
L’adolescenza è una fase unica e speciale nel ciclo vitale di un individuo, ma anche della sua famiglia. Un occasione di costruzione e di crescita.
I cambiamenti dell’adolescente si devono tradurre in cambiamenti all’interno del sistema relazionale d’appartenenza, cioè la sua famiglia.
La paura e il rifiuto del cambiamento bloccano l’evoluzione, ostacolano il passaggio alle fasi successive creando malessere e sofferenza.
Nel periodo dell’adolescenza i giovani si trovano ad affrontare due problemi importanti e decisivi per poter acquisire il ruolo di adulto.
Questi problemi sono:

– l’emancipazione dal controllo dei genitori e il consolidamento dell’autonomia;

– la consapevolezza della propria maturazione e identità sessuale.

L’emancipazione dal controllo genitoriale dipende dall’atteggiamento assunto dai genitori anche nella precedente fase dell’infanzia: se la famiglia ha stimolato e continua a stimolare progressivamente l’autonomia e il controllo è avvenuto con affetto e serenità, l’adolescente tenderà a sviluppare un atteggiamento di fiducia in se stesso.
Al contrario una famiglia autoritaria crea più facilmente un adolescente meno equilibrato,  più oppositivo e orientato al conflitto.
Nel tentativo di liberarsi dal controllo emotivo dei genitori e di procedere nel processo di individuazione, l’adolescente cerca il sostegno e la sicurezza nel gruppo dei suoi pari.
Spesso i genitori, che non hanno le informazioni sui i mutamenti adolescenziali, non riescono a comprendere e ad accettare questa scelta dei figli adolescenti, diversi, quasi estranei rispetto ai figli bambini della fase precedente. Si sentono traditi  e rispondono con comportamenti repressivi che finiscono per aumentare le difficoltà.
Comprendere i figli e le loro esigenze evolutive, considerarli individui in costruzione,  aiuta i genitori a vivere i conflitti senza drammi, come necessarie tappe nel percorso verso l’autonomia.
Il problema del controllo non va certamente sottovalutato.
I genitori temono il condizionamento sui figli di nocive influenze esterne, temono l’incapacità dei figli di considerare le conseguenze delle proprie azioni.
Si tratta certamente di timori comprensibili che vengono sostenuti e rafforzati dall’esame del mondo che ci circonda.
Ma i comportamenti dei genitori, troppo indagatori e intrusivi, come anche accondiscendenti e amichevoli, si rivelano non funzionali per il raggiungimento dei risultati sperati.
E’ difficile trovare e mantenere un atteggiamento equilibrato che richiede comunque l’esistenza di uno scambio comunicativo genitori-figli efficace e autentico.
Cosa ci aspettiamo dagli adolescenti?
Richiediamo spesso un comportamento adulto e responsabile, ma facciamo fatica a considerare l’adolescente capace di agire e di pensare autonomamente, non rendendoci conto che l’incertezza del comportamento dell’adolescente è tanto maggiore quanto più teniamo l’adolescente lontano dal mondo dell’adulto con atteggiamenti iperprotettivi o deresponsabilizzanti.

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Categorie: Dalla parte del cittadino | Lascia un commento

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